Banalità populiste ed il ruolo dei mercati nella moderna democrazia irrazionale

Banalità populiste ed il ruolo dei mercati nella moderna democrazia irrazionale

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Detesto la banalità. Il populismo, alle volte, è pieno di banalità.

Da giorni, “nella rete”, viene condivisa la prima foto qui in allegato tratta dal “Diritto Costituzionale” Martines. E’ facile notare che chi la condivide ha la chiara intenzione di sostenere che Mattarella abbia agito irresponsabilmente andando contro i principi costituzionali, per cui sarebbe giusto porre sotto stato di accusa il PdR.

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I libri sono un oggetto misterioso, sono composti da tante pagine: prima di tutto vanno saputi leggere, poi devono esser compresi, successivamente devono esser contestualizzati ed interpretati.

Per questo motivo allego il capoverso successivo alla pagina precedentemente menzionata, il quale sembra non esser stato per nulla preso in considerazione dai “populisti incalliti dell’ultima ora”. Qui viene legittimato quanto fatto da Mattarella relativamente alla bocciatura della lista dei ministri presentata dall’incaricato premier Conte.

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L’articolo 90 della Costituzione prevede che nei casi di alto tradimento/attentato alla Costituzione il PdR possa esser messo in stato d’accusa dal Parlamento. In questo caso, però, non siamo di fronte ad una possibilità concreta di messa in stato d’accusa. Mattarella ha esercitato al limite delle sue prerogative uno dei suoi poteri.

L’atto del PdR può esser condivisibile o meno. Ma non è anticostituzionale.
Sul piano politico ritengo che Mattarella abbia fatto la scelta sbagliata, anche perché impedire la formazione di un governo dopo una lunga trattativa tra i due partiti e dopo frequenti turni di consultazioni, risulta esser sorprendente.

Per questo motivo, assodato il fatto per cui sul piano giuridico un Pdr può dire “io non firmo”, c’è un lato più pragmatico da considerare.
Ci si è voluti accertare dell’esistenza di una maggioranza. Alla fine è venuta fuori, grazie alla sottoscrizione di un contratto di governo, dal quale è emersa la condivisa necessità di nominare Savona al Mef.

Il Capo dello Stato si è opposto per ragioni politiche, andando contro al fatto che il nostro è un sistema parlamentare.

L’errore di Mattarella sta nel fatto che non si è apertamente opposto al programma di governo andando a rilevare elementi di anticostituzionalità insiti nello stesso. Ma si è opposto nei confronti di una sola persona nominata sulla quale è stato costruito un “paradossale processo alle intenzioni”, con il timore di mettere in pericolo la stabilità a lungo termine dei mercati (poiché quella a breve, come stiamo vedendo, sembra esser stata già compromessa da uno spread a +235).

Mattarella ha apertamente dato al mercato finanziario un ruolo di prim’ordine, attraverso il quale ha difeso la sua scelta.

Rudolf Hilferding nel 1910 diceva che “[…]il capitale finanziario appare come potenza unitaria che domina sovrana il processo vitale della società”.
I mercati hanno sempre ragione e non fanno sconti a nessuno. La politica, in fin dei conti, cambia poco o nulla. È invece la forza dell’economia a decidere il destino del mondo e dei paesi.

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