Boom cassa integrazione, perché il ritorno al passato è un grave errore

Boom cassa integrazione, perché il ritorno al passato è un grave errore

Su Econopoly – Il Sole 24 Ore, con Matteo Sartori e Marco Palladino, abbiamo analizzato il tendenziale aumento del numero di ore di cassa integrazione autorizzate negli ultimi mesi, dopo anni di trend decrescente. In particolar modo, cerchiamo di capire se tale cambio di direzione è dovuto dalla condizione del mercato del lavoro o da scelte governative di nuove politiche.

Articolo scritto in collaborazione con il team di Tortuga, un think-tank di studenti, ricercatori e professionisti del mondo dell’economia e delle scienze sociali, nato nel 2015. 

La cassa integrazione fa boom. L’Inps ha rilevato che a giugno il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 27,6 milioni, in aumento del 42,6% rispetto allo stesso mese del 2018 (19,3 milioni). La cassa integrazione straordinaria è stata pari a 18,8 milioni ore, (di cui 5,2 milioni per solidarietà) registrando un incremento del 99,8% sull’anno. Gli interventi in deroga sono stati invece circa 600mila ore autorizzate, con un incremento del 451,7% rispetto all’anno scorso. Risulta evidente il tendenziale aumento del numero di ore di cassa integrazione autorizzate negli ultimi mesi, dopo anni di trend in discesa (figura 1). A cosa è dovuto il cambio di direzione, dalla condizione del mercato del lavoro o da scelte governative di nuove politiche?

Di cosa parliamo?

Data la complessità della materia, è utile cominciare da qualche definizione. La cassa integrazione guadagni (anche Cig da qui in avanti) è uno dei principali ammortizzatori sociali previsti dall’ordinamento giuridico e costituisce un aiuto economico concesso a imprese in difficoltà a fronte di eventi che possono ridurre o addirittura far venire meno la loro capacità di pagare gli stipendi dei lavoratori. Così la Cig integra o sostituisce la retribuzione dei lavoratori sospesi o che lavorano a orario ridotto. Si tratta quindi di uno strumento che permette alle imprese, in attesa di riprendere la normale attività produttiva, di essere sollevate dai costi della manodopera non utilizzata e di evitare (o ritardare) i licenziamenti. La cassa integrazione guadagni può essere ordinaria o straordinaria, a cui si aggiungono i cosiddetti interventi in deroga.

La cassa integrazione è ordinaria quando la crisi dell’azienda dipende da una sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per difficoltà aziendali causate da situazioni temporanee di mercato o altri eventi, comunque transitori (mancanza di commesse, eventi meteorologici, ecc.), non addebitabili al datore di lavoro né ai lavoratori. In questo caso, l’azienda deve assicurare la ripresa dell’attività produttiva in tempi certi. Nel corso del tempo l’ordinaria non ha riportato una variabilità significativa. Infatti, dalle ultime rilevazioni Inps, le ore autorizzate a giugno 2019 sono state 8,1 milioni mentre un anno prima erano state 9,8 milioni (-6%).

La Cig straordinaria, al contrario, nasce per permettere alle imprese beneficiarie di intraprendere operazioni di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale volte a restituire competitività in contesti che vanno oltre uno shock di mercato. Il suo utilizzo è limitato a imprese industriali, artigiane e appaltatrici di diversi tipi di servizi e altre fattispecie a patto che abbiano avuto in media almeno 15 impiegati nei sei mesi precedenti alla richiesta. Differentemente dalla Cig ordinaria, può essere adottata anche in casi di crisi prolungata, seppure non oltre i 36 mesi nel corso di cinque anni. La cassa straordinaria è finanziata dal Ministero del lavoro (a differenza di quella ordinaria finanziata dall’Inps) e questo ne fa – assieme ai criteri selettivi per accedervi – uno strumento più flessibile e in parte discrezionale per la politica rispetto alla cassa ordinaria, che potrebbe quindi utilizzarla anche per influenzare gli esiti elettorali.

Infine, la cassa integrazione in deroga è un intervento di integrazione salariale a sostegno di imprese che non possono ricorrere agli strumenti ordinari, perché esclusi ab origine da questa tutela oppure perché hanno già esaurito il monte orario a disposizione. Nel corso degli ultimi otto anni, sono stati diversi i provvedimenti legislativi emanati dai vari governi in relazione all’attivazione, disattivazione, estensione e protrazione della cassa integrazione straordinaria.

Nell’infografica seguente (figura 2) abbiamo ricostruito il processo evolutivo che ha subito la cassa integrazione in deroga in funzione delle scelte di policy compiute nel corso degli anni dagli esecutivi che si sono succeduti.

La cassa integrazione in deroga è stata abolita con uno dei decreti attuativi del Jobs Act (148/2015) dopo esser già stata fortemente limitata con la legge Fornero. In controtendenza, il governo giallo-verde, con la legge di bilancio dello scorso anno, ha previsto una proroga della cassa integrazione straordinaria per le aziende che cessano (o sono in procinto di arrestare) l’attività produttiva, senza più far riferimento al vincolo dimensionale dei 100 dipendenti.

Ritorno alle politiche passive?

 

 

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