Deutsche Bank frantuma il mito dell’efficienza tedesca?

Deutsche Bank frantuma il mito dell’efficienza tedesca?

Sulla pagina di Tortuga una mia nota volta ad evidenziare le profonde problematiche strutturali del sistema bancario tedesco, il quale è afflitto ancora dal più alto livello di costi operativi del continente, 80% dei profitti lordi contro il 50% della Spagna e il 60% circa dell’Italia.

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LA VEDETTA – Deutsche Bank frantuma il mito dell’efficienza tedesca?

Deutsche Bank, uno dei principali gruppi bancari mondiali, la scorsa settimana ha annunciato un piano di radicale ristrutturazione.

Il tempo per le promesse del rilancio a tappe lente sembra essere scaduto: infatti Deutsche Bank (DB) compie ora un giro di boa e prevede una riduzione del 20% del totale degli attivi e delle dimensioni del portafoglio derivati dagli attuali valori (rispettivamente 1.300 miliardi e 48.000 miliardi di valore nozionale), con un taglio articolato su tre anni di 18.000 posti di lavoro, un’uscita inattesa dal settore equity su scala mondiale e nessuna distribuzione di dividendo per i prossimi due anni.

L’attuazione di tale progetto è tanto ardua, visti gli enormi rischi di esecuzione, quanto importante: non rimane quindi che sperare che tale piano di ristrutturazione (il quinto in sette anni) sia quello decisivo, perché l’Europa ha bisogno di un sistema bancario tanto robusto quanto resiliente.
La situazione critica in cui si trova Deutsche Bank evidenzia le profonde problematiche strutturali del sistema bancario tedesco, il quale è afflitto dal più alto livello di costi operativi del continente, pari a circa l’80% dei profitti lordi contro il 50% della Spagna e il 60% circa dell’Italia (bit.ly/2SiDbZh). In più, il sistema pubblico tedesco non sembra esser più uno dei punti di forza del Paese, soffocato da un numero esorbitante di banche e di personale dipendente. Nonostante gli ultimi tentativi di ristrutturazione, il sistema bancario tedesco rimane infatti estremamente frammentato.

Una delle cause di questa elevata frammentazione è data dallo stretto rapporto delle banche locali con la sfera politica: molti dei parlamentari (federali, nazionali o europei) siedono infatti nei consigli di amministrazione delle piccole banche locali, assicurando un invadente potere di lobby (bit.ly/2LncBxi). La simbiosi tra banche locali e politica ha creato due problematiche rilevanti: da un lato ha contribuito a rallentare il processo di concentrazione del sistema bancario, visto che nessun politico è disposto a rinunciare al proprio centro di potere. Dall’altro la vigilanza risulta eccessivamente acquiescente, a causa della scarsa indipendenza dal Ministero delle Finanze federale.
Bisogna inoltre sottolineare che i problemi strutturali del sistema bancario tedesco discendono anche dalla particolare linea di politica economica attuata dal Governo durante questi ultimi due decenni. In particolare, la politica fiscale tedesca dello “Schwarze Null”, che si prefigge l’obiettivo di raggiungere e mantenere il pareggio o il surplus di bilancio e che ha portato la Germania nel 2018 ad avere un surplus di bilancio pubblico pari all’1,5% del Pil e un surplus con l’estero pari a circa l’8% (bit.ly/2Sin7qk). Una così austera politica fiscale aggiunge al già eccessivo risparmio privato anche quello pubblico, esasperando gli squilibri finanziari (bit.ly/2Lvg7Wo). In relazione a ciò, le sfrenate attività di investimento in titoli e derivati di Deutsche Bank e Commerzbank (il secondo gruppo bancario tedesco per dimensione) scaturiscono proprio da una grande disponibilità di risparmio che non riesce a trovare impiego. Un elevato surplus del conto corrente può essere fonte di profondi disequilibri, poiché denota un eccesso di risparmio che non è sempre agevole e sicuro collocare, nonostante il repentino processo di globalizzazione finanziaria a cui stiamo assistendo. In più, considerando che un elevato surplus rende ancor più accentuata la dipendenza dalla domanda estera, la Germania è una delle prime economie europee a risentire dell’incertezza delle politiche protezionistiche, da cui potrebbe derivare anche una potenziale perdita di potere negoziale in ambito internazionale.

Occorre infine far riferimento al bassissimo livello dei tassi di interesse: oggi in Germania sono negativi tutti i tassi su titoli con maturità decennale (bit.ly/2JFneK5). Probabilmente, attraverso l’istituzione di un sistema di mutualizzazione del debito, con l’introduzione dei cosiddetti “Eurobond”, questo problema potrebbe essere aggirato. Tuttavia, alla luce delle ripetute violazioni delle regole fiscali dell’area euro da parte di alcuni Stati membri, unite alle difficoltà nell’implementare un sistema di responsabilità comune, non sorprende che Berlino non accetti di dar vita a tale strumento. Difatti, l’introduzione di Euro-obbligazioni potrebbe far aumentare i tassi tedeschi, con una conseguente discesa dei tassi sui titoli dei Paesi con spread crescenti (Grecia e Italia, ad esempio); in tal modo le banche e i risparmiatori della Germania percepirebbero un aumento degli interessi sugli Eurobond emessi dal governo centrale.

 

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