Distorsione verso lo status quo.

Le nostre scelte sono influenzabili in una maniera non contemplata dal paradigma economico tradizionale.

Distorsione verso lo status quo.

Le nostre scelte sono influenzabili in una maniera non contemplata dal paradigma economico tradizionale.

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In questo articolo vorrei soffermarmi sul ruolo di alcuni fattori psicologici e comportamentali che sono soliti prendersi gioco di noi esseri umani.
Ogni individuo (chi più chi meno) è perfettamente in grado di compiere imprese “eroiche”, ma è anche vero che spesse volte, senza accorgercene, cadiamo nella trappola degli errori inconcepibili.

D’altronde si sa, siamo esseri umani, non calcolatori perfettamente razionali, come vorrebbero le teorie sull’Homo Oeconomicus.
Siamo condizionati da troppe informazioni contrastanti, dall’inerzia e dalla limitata forza di volontà (sia nell’agire sia nel pensare).

L’obiettivo di quest’articolo è quindi di fare da “pungolo”, nel senso buono del termine come inteso dai due autori Thaler e Sustein, ovvero un intervento volto a rivelarsi una “spinta gentile” verso una direzione che possa migliorare le nostre condizioni di vita quotidiane.
Quanto contenuto in questo intervento rispecchia la regola aurea del paternalismo libertario, ossia il generatore delle spinte gentili.
La regola è semplice: “è bene creare pungoli che abbiano la massima probabilità di essere efficaci e la minima probabilità di essere dannosi”.

Sistema Impulsivo vs Sistema Riflessivo

Detto ciò, possiamo aggiungere che alcuni aspetti psicologici e relativi all’economia comportamentale saranno alla base della nostra discussione.
Partiamo col dire, come ci fanno notare Kahneman e Tversky, che la mente umana si compone di due sistemi: il Sistema impulsivo e il Sistema riflessivo, che per comodità da ora in poi chiameremo Sistema 1 e Sistema 2.

Il Sistema 1 è quello che opera in fretta e automaticamente, con poco sforzo, quasi istintivamente, quindi, senza un controllo volontario.
[Esempio: Quando ci sta per arrivare una pallonata in faccia, è grazie all’intervento immediato del Sistema 1 se riusciamo a schivarla.]

Il Sistema 2 è coloui il quale indirizza l’attenzione verso le attività mentali impegnative che richiedono focalizzazione, come i calcoli complessi.
[Esempio: Quando stiamo alla cassa del supermercato, attiviamo il Sistema 2 per capire se la cassiera ci ha dato il giusto resto contante.]

Fin qui niente di nuovo, ma ci potremo chiedere: “come è possibile che gli individui sono così intelligenti da riuscire a risolvere problemi di matematica attuariale e allo stesso tempo così stupidi da cadere in errori madornali?”
Quello che dobbiamo fare per riuscire a limitare il numero di errori madornali commessi nella nostra innocente quotidianità è poter fare pieno affidamento sul nostro sistema impulsivo (cioè il Sistema 1) senza incorrere in gravi pericoli… di sicuro la nostra esistenza avrà probabilità più elevate di essere migliore, più facile e più lunga.

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L’avversione alle perdite

Prima abbiamo detto che la nostra vita è spesso caratterizzata dall’inerzia e dalla limitata forza di volontà.
L’avversione alle perdite è una causa di inerzia ormai nota, trattata più volte nell’ambito del risparmio e degli investimenti. Anche in situazioni in cui il valore atteso dell’azzardo sia chiaramente positivo, in quanto si ha la probabilità di vincere una somma maggiore di quella che potremo perdere, diffidiamo totalmente dalla situazione. Per la maggior parte delle persone, la paura di perdere 100 dollari è più forte della speranza di guadagnarne 150.
Il rifiuto di questa opzione di rischio è un atto del sistema 2, ma gli input critici sono risposte emozionali generate dal sistema 1.

Distorsione verso lo status quo

Ma l’avversione alle perdite non è l’unica causa di inerzia, ed è qui che voglio concentrare la riflessione. William Samuelson e Richard Zeckhauser si sono a lungo concentrati su un comportamento anomalo dell’essere umano, e lo hanno definito come “Distorsione verso lo status quo”.

Per varie ragioni, gli individui hanno una più generale tendenza a prediligere la situazione in cui vivono già.

Riporto un esempio tratto dall’approfondimento di Thaler e Sustain, che riesce a far subito capire quanto è radicata in noi questa distorsione.

“Anni fa l’American Express scrisse a Sustein una lettera molto cordiale, dicendogli che poteva ricevere, gratuitamente un abbonamento di tre mesi a cinque riviste a sua scelta. Gli abbonamenti gratuiti sembrano un buon affare, anche se raramente le riviste vengono lette, così Sustein fece volentieri le sue scelte. Ciò che non aveva capito era che, se non si fosse attivato per cancellare il suo abbonamento, avrebbe continuato a ricevere le riviste, pagandole a prezzo pieno. Da circa dieci anni, Sunstein è abbonato a riviste che non legge quasi mai. (Ha sempre intenzione di cancellare quegli abbonamenti, ma per qualche motivo non ci riesce mai.)”

Adesso, da questa esemplificazione vengono fuori due elementi.

Il primo: una delle cause della distorsione verso lo status quo è la mancanza di attenzione. La pigrizia è profondamente radicata nella natura umana.

Il secondo: pensiamo alle piattaforme che offrono servizi online. Esse vogliono fidelizzare il cliente e sono solite proporci un mese gratuito per usufruire delle varie potenzialità innovative. Bene, più della metà degli individui che sottoscrivono il mese di prova gratuito si “dimenticano” di disdire l’abbonamento, anche se sono rimaste insoddisfatte del servizio offerto.

I marketers che stanno dietro a piattaforme come Netflix o Amazon Prime, sanno che quando il rinnovo è automatico, e quando i clienti devono fare una telefonata o un’azione che impiega del tempo per disdire l’abbonamento, la probabilità di rinnovo è molto più alta di quando invece gli abbonamenti devono indicare esplicitamente che si desidera continuare ad usufruire del servizio.

L’opzione di default

Il rinnovo automatico lo potremo definire un’opzione di default. Le opzioni pre-impostate vanno ad attrarre quasi sempre una grossa quota di mercato.
Le opzioni di default sono dei pungoli molto efficaci.

Un’altra esemplificazione di Thaler e Sustein che ci riporta alla realtà quotidiana è l’effetto traino nella visione dei programmi televisi.

“I dirigenti delle stazioni Tv dedicano molto tempo alla definizione dei palinsesti, perchè sanno che uno spettatore che inizia la serata su un canale tende a restarci. I telecomandi esistono ormai in tutte le case da decenni, quindi i costi di transizione (switching cost) in questo caso si limitano letteralmente all’azionare il pollice. Ma quando un programma finisce e inizia il successivo, un numero sorprendentemente alto di telespettatori (implicitamente) dice: «Ma si, tanto è uguale» e continua a guardare.

Conclusioni

Quelle riportate in questo breve articolo sono solo una minima parte delle fallibilità dell’essere umano. Attraverso gli studi psicologici, il campo dell’economia comportamentale ha acquisito un vasto rilievo ed è di fondamentale importanza per farci riflettere sulle scelte a cui ogni giorno siamo sottoposti.
Siamo presi da tante cose, ci destreggiamo in un mondo complesso e caotico che non ci permette di ragionare a fondo su ogni questione che ci si presenta. Siamo costretti ad adottare delle regole pratiche e ad accettare le opzioni di default che altri esseri umani ci propongono, le quali spesso ci portano fuori strada o ci fanno adottare comportamenti illogici. Siamo pungolabili sotto tanti punti di vista, la pigrizia e la lentezza nell’abbandono dello status quo li abbiamo descritti oggi qui.

Le nostre scelte, anche nelle decisioni più importanti della vita, sono influenzabili in una maniera generalmente non contemplata dal paradigma economico tradizionale.

 

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