Irrazionale o solamente umano? L’economia comportamentale e l’ambiente che ci circonda

Irrazionale o solamente umano? L’economia comportamentale e l’ambiente che ci circonda

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Irrazionale o solamente umano?

Come l’economia comportamentale può spiegare – e può esser utilizzata per influenzare – le nostre scelte riguardo alla qualità dell’ambiente che ci circonda.

Supponiamo di trovarci a spiegare ad un amico quali danni ambientali possono esser provocati dall’utilizzo di un apparentemente innocuo cucchiao di plastica usa e getta. Noteremo successivamente che, nonostante le nostre raccomandazioni sui danni ambientali provocati dall’eccessivo utilizzo di plastica, il nostro amico sceglierà comunque di utilizzare i suddetti cucchiai, poichè semplificano di gran lunga la sua ruotine.

Questo gesto può esser classificato come un segnale di irrazionalità comportamentale? In tal caso, qual è esattamente l’origine di un atteggiamento irrazionale, nel contesto della recente ricerca economica comportamentale, che negli ultimi tempi ha visto i protagonisti di tale materia vincere premi Nobel proprio nel campo economico-finanziario.

L’essenzialità della risposta

Certo, le azioni del nostro amico potrebbero sembrare irrazionali, ma forse questo è dovuto al fatto che non le interpretiamo e visualizziamo nel modo corretto, identificando il vero obiettivo che si cela dietro alla determinata scelta.
Le ricerche che vari studiosi stanno compiendo nel campo dell’economia comportamentale, ci mostrano come alcune barriere piscologiche tipiche dell’essere umano globalizzato spingono il rispetto per l’ambiente e le preoccupazioni per un sempre più alto tasso di inquinamento verso il fondo della lista delle priorità di ciascuno di noi.
Tuttavia, una volte compresa l’origine di queste barriere psicologiche, possiamo usare la logica che si cela dietro di esse per iniziare a prendere decisioni rispettose verso l’ambiente e verso la società che ci circonda, quindi verso noi stessi.

Discounting the Future

L’espressione inglese per definire la prima barriera è “discounting the future”, letteralmente “tenere in poco conto il futuro” o meglio “non dar credito al futuro”.
Noi esseri umani riteniamo, come è naturale che sia, che le preoccupazioni per ciò che è attuale ed è nel presente siano assai più importanti delle problematiche che mentalmente si riflettono lontane nel tempo.
E questo già potrebbe chiarire perchè il nostro amico (che pur comprendendo i danni irreversibili dell’inquinamento) sceglie ancora di utilizzare un cucchiaio usa e getta: il suo stomaco ha fame in un preciso momento e di certo la discarica locale non straboccherà di rifiuti almeno fino al termine del suo fugace pasto.

La seconda barriera è data dal fatto che l’essere umano ha la capacità di prendere in considerazione un limitato numero di “preoccupazioni”. Non abbiamo abbastanza tempo per preoccuparci di ogni possibile “cattivo avvenimento”, non siamo in grado di calcolare le conseguenze reali di ogni presagio negativo che ci passa per la testa all’interno di una singola giornata, il calcolo probabilistico non è mai qualcosa di immediato ma è del tutto controintuitivo. Anzi, il più delle volte siamo del tutto ciechi alle probabilità.
Se siamo preoccupati su come dover risolvere un delicato problema familiare, allo stesso tempo siamo stressati per il troppo lavoro in ufficio e le commissioni da sbrigare si moltiplicano di giorno in giorno, doverci ricordare di portare con noi i sacchetti della spesa riutilizzabili e biodegradabili probabilmente non sarà per noi una priorità.

Single action bias

Un’altra barriera è data dai cosiddetti bias su singola azione.
Potremo dire al nostro amico di fare lo sforzo di spegnere le luci ogni volta che lascia una stanza. Il compimento di questa azione ripetuta nel tempo può di certo contribuire ad alleggerire l’onere della lotta al cambiamento climatico per l’individuo in questione, il quale potrà quindi affermare di aver fatto qualcosa di buono per l’ambiente.
Ma una volta che il “being green” (ovvero il rispettare i dettami del buon ecologista) viene cancellato dalla lista delle cose da fare, ulteriori azioni (come mangiare vegetariano, ridurre lo spreco di acqua, diminuire l’utilizzo dell’automobile) diventeranno opzionali.

Entrando nel vivo della questione riflettiamo su quello che è stato detto nella premessa all’articolo: la scelta apparentemente irrazionale del nostro amico potrebbe non esser classificata come azione irrazionale.
Tuttavia anche se le azioni dell’uomo hanno pur sempre una spiegazione evolutiva, il problema sussite ancora: il nostro amico tende a seguire comportamenti che danneggiano l’ambiente e – diciamocelo chiaramente – spesso anche noi facciamo lo stesso.
Sebbene la comprensione della motivazione umana che spinge a far ciò possa esser di difficile comprensione, gli scienzati comportamentali ci forniscono intuizioni che possono aiutarci ad influenzare le nostre azioni, quelle dei nostri amici e di chi ci circonda.

Discounting the future pt.2

Esser più preoccupati di ciò che è ora, del presente, piuttosto che del futuro è un atteggiamento radicato nella psiche umana.
Preferiamo ricevere 5 Euro oggi o l’equivalente di 10 Euro alla fine dell’anno? Come la maggior parte delle persone, sceglieremo di ricevere 5 euro ora – anche se la teoria dell’Homo Economicus sa bene che ricevere più denaro in un secondo momento porterebbe ad un beneficio complessivo maggiore. Lo stesso modo di pensare può esser applicato al cambiamento climatico. Perché sacrificare la comodità e il piacere (guidare l’auto, viaggiare in aereo, mangiare con posate di plastica piuttosto che lavare le stoviglie) nel presente per qualcosa che potrebbe esser meno conveniente, affascinante e vantaggioso (come ad esempio optare per la bicicletta, scegliere il vegetarianesimo, limitare i consumi inquinanti) ora ma porterebbe maggiori benefici futuri, in un tempo indefinito?

Già, quando si tratta di problemi globali come il cambiamento climatico, il futuro può sembrare ancora più lontano e va ad esser rimosso dalla vita delle persone.
Possiamo combattere questo pregiudizio identificando e articolando gli impatti dei problemi ambientali da un punto di vista più personale. Dovremo cercare di sentire il futuro più vicino al presente.

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L’incoerenza di fronte al rischio

Spesso oltre ad avere atteggiamenti irrazionali, mostriamo un’elevata incoerenza di fronte al rischio. Uno scenario di rischio che ci può apparire come indeterminabile e non quantificabile.
La suddetta incoerenza potrebbe esser interpretata come prova di irrazionalità ma viceversa gli studiosi tendono a riscontrarvi una razionalità specifica.
La varietà dei riferimenti etici e culturali che fondano una disparità di valutazioni del rischio che sembrano però afferire ad alcune caratteristiche soggettivamente percepite e cioè la non-famigliarità, la non-controllabilità ed anche il potenziale catastrofico ossia l’esposizione simultanea al pericolo di un gran numero di soggetti. E’ qui che si manifesta l’elemento razionale delle persone, le quali non avendo altro mezzo di controllo a cui sottoporre le grandi decisioni tecnologiche lo attribuiscono a responsabili istituzionali che sono giudicati proprio in ragione della loro capacità di padroneggiare questi avvenimenti.

Per questo motivo, il contributo nel ridurre gli sprechi ambientali di ciascuno di noi, può sembrarci il più delle volte come un inutile goccia nell’oceano. Inconsciamente riteniamo che il peggioramento dei dati sull’inquinamento climatico non dipendano direttamente da noi stessi ma da coloro che responsabilizzano e governano la società in cui viviamo.

L’economia comportamentale ci aiuta a capire

L’autore che maggiormente rappresenta il punto di svolta all’interno del campo decisionale è certamente Daniel Kahneman, al quale è stato conferito nel 2002 il Premio Nobel per l’Economia a suggello del suo fondamentale lavoro nel campo delle teorie decisionali e dell’economia.

Quello che Kahneman insieme al suo fedele compagno di studi, Amos Tversky, hanno mostrato in modo davvero convincente ed inattacabile, come i giudizi degli individui siano il prodotto finale dell’azione di particolari meccanismi cognitivi quali la rappresentatività, la disponibilità e l’ancoraggio.

Con questi termini viene fatto riferimento a specifici processi cognitivi che in maniera del tutto inconsapevole dirigono e influenzano in maniera massiva la maggior parte delle nostre decisioni quotidiane.

La disponibilità, ad esempio, è un’euristica descritta ampiamente dagli autori, utilizzata quando, nel fornire una stima riguardo al possibile accadere di eventi futuri, le persone utilizzano la loro esperienza relativa all’accadimento di quegli eventi in passato. Tuttavia, in queste occasioni, le informazioni che vengono recuperate dalla memoria non sono quelle con il potere informativo maggiore ma spesso sono quelle più vivide, sono cioè le informazioni alle quali l’individuo ha associato i connotati emotivi più forti.

Ciò significa che eventi che si sono verificati più spesso nella vita di un individuo, o che lo hanno maggiormente impressionato, tendono ad essere giudicati come più probabili anche se in realtà non lo sono. A dimostrazione di ciò, le persone in media giudicano la frequenza degli incidenti aerei significativamente superiore rispetto al reale rapporto tra voli aerei senza incidenti e voli con incidenti.

E’ facile ricollegarci al concetto di scelta irrazionale di negativo impatto ambientale. Gli eventi climatici cambiano con estrema lentezza e risulta difficile per ciascuno di noi capire cosa sta accadendo nel mondo. Sono eventi che riportano effetti nel lungo periodo e raramente abbiamo assistito a catastrofi naturali causate dal mal comportamento umano abbattersi in un preciso momento. La nostra memoria non ha un ricordo specifico legato ad un negativo impatto ambientale che si è riversato su un cambiamento immediato della nostra quotidianità.
Quindi fa parte della razionalità umana agire in contronsenso e venir meno alle buone regole ecologiche.

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