Lagarde e il QE infinito. Quanto durerà l’eredità di Draghi?

Lagarde e il QE infinito. Quanto durerà l’eredità di Draghi?

Su Econopoly – Il Sole 24 Ore, con Saverio Spinella, ci siamo chiesti quale situazione erediterà Christine Lagarde e quali scenari futuri si prospettano per la BCE e l’Eurozona.

Articolo scritto in collaborazione con il team di Tortuga, un think-tank di studenti, ricercatori e professionisti del mondo dell’economia e delle scienze sociali, nato nel 2015. 

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Il nuovo timoniere è pronto: a partire dal 1 novembre, Christine Lagarde sarà a capo della Banca Centrale Europea (Bce), succedendo a Mario Draghi. Data la delicata congiuntura economica internazionale, è opportuno domandarsi quale situazione erediterà dal suo predecessore e quali scenari futuri si prospettano per la Bce e l’Eurozona.

Draghi e le politiche contro corrente

In risposta alle crisi economico-finanziarie che hanno afflitto l’euro negli anni passati, la politica monetaria ha svolto un ruolo chiave nella stabilizzazione e nel rilancio dell’Eurozona. La BCE, sotto la guida di Draghi, ha rinnovato i propri strumenti monetari (TLTRO, OMT, ForwardGuidance), implementato programmi di allentamento quantitativo (APP, più noti come Quantitative Easing) e adottato bassi tassi di interesse, persino negativi. Queste misure non convenzionali hanno contribuito a risollevare i mercati finanziari europei da una situazione di profonda crisi e hanno aiutato la progressiva ripresa dell’economia reale, con importanti ricadute in termini occupazionali e di crescita degli investimenti.

Tuttavia, dalla seconda metà del 2018  i segnali di un rallentamento economico sono diventati più evidenti. L’Eurozona – assai vulnerabile agli shock esterni a causa della sua crescente dipendenza dalle esportazioni – è stata pesantemente colpita dalle tensioni commerciali globali. L’inflazione core – ovvero l’aumento medio dei prezzi al netto di quelli di energia e beni alimentari che sono fortemente volatili – risulta ancora bloccata all’1% circa e gli indicatori congiunturali prevedono una debole crescita economica anche nella seconda metà del 2019.

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