Mission – Blog Antifragile

Mission – Blog Antifragile

Il pensiero che muove le trattazioni all’interno di tale blog ha l’obiettivo di inventare qualche imperfetto surrogato col quale si cercherà di vedere la realtà attraverso una sua semplificazione.

Il tutto si basa, fondamentalmente, sull’adozione di un “focus-antifragile”.

Un focus-antifragile è un modo alternativo di vedere le cose, un’angolazione prospettica che cerca sempre di andare a scontrarsi con ciò che non si comprende e che riflette la realtà il più fedelmente possibile. Tale “focus” esprime una genuina curiosità intellettuale, è accompagnato da una mente aperta e dal desiderio di sondare idee altrui ma soprattutto è costantemente mosso dall’insoddisfazione della propria conoscenza. Un focus con cui si cerca di evitare di attraversare la strada con gli occhi bendati.

La chiave del tutto risulta essere la semplicità. Contrariamente a ciò che si pensa, un sistema complesso non ha bisogno di strutture e regole complicate, né di politiche astruse. Più semplice è, meglio è. Eppure, è sempre stato difficile integrare la semplicità nella vita moderna, perché contraria allo spirito di una certa categoria di individui che inseguono la sofisticazione per giustificare la propria professione. Come disse Steve Jobs: “devi lavorare duro per ripulire il tuo pensiero e renderlo semplice”. Ciò che è fragile è anche estremamente complesso, la robustezza dell’antifragilità, invece, rende il tutto più chiaro, lineare e duraturo nel tempo.

Funzione essenziale è rappresentata dal linguaggio. Un linguaggio logicamente perfetto è il risultato di una ricercata semplicità espositiva, che asserisce o nega i fatti. Il compito del buon scrittore e del curioso lettore è quello di interpretare e dare un senso personale ai fatti che ogni giorno invadono i nostri ‘media’. D’altronde, è assodato che i fatti non contano in assoluto, conta più il senso di cui essi si fanno portatori.

Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose ― L. Wittgenstein

Per usare la terminologia del saggio di Isaiah Berlin, Il riccio e la volpe, si può dire che un “focus-antifragile” è nelle vene di chi affina le proprie idee come fa la volpe e non il riccio.
«La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande» riporta il verso di Archiloco intorno al quale ruota il saggio di I. Berlin.

Il riccio ha una teoria del mondo, spiega eventi specifici riferendo tutto ad una visione centrale, ad un principio ispiratore, unico e universale, il solo che può dare un significato a tutto ciò che essi sono e dicono. Il riccio reagisce con impazienza a chi non vede le cose nel suo modo ed è sicuro delle sue previsioni. Per un riccio, una previsione errata è quasi sempre “sbagliata solo nella tempistica” o comunque “quasi esatta”. Insomma, due ricci su due versanti opposti di un problema, che attaccano l’uno le stupide idee dell’altro, assicurano un bello spettacolo.

Le volpi, invece, sono pensatori complessi; volti a «perseguire molti fini, spesso disgiunti e contraddittori, magari collegati soltanto genericamente, per qualche ragione psicologica o fisiologica, non unificati da un principio morale o estetico». Esse, ritengono che la realtà emerga dalle interazioni di svariati agenti e forze, tra cui il cieco caso, e che questo produca spesso risultati imprevedibili e di vasta portata.

Penso che ognuno di noi, spesso consapevolmente, assuma atteggiamenti alle volte da riccio e altre da volpe. Il tutto sta nel fuorviarsi non da quello che pensiamo, ma da come lo pensiamo.