Siamo un paese refrattario al buon senso? Cronaca di una tempesta economica

Siamo un paese refrattario al buon senso? Cronaca di una tempesta economica

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Articolo scritto e pubblicato per Fondazione Luigi Einaudi 

 

Dove c’è maggioranza politica, prevale la politica.

Il governo ha scommesso sulla crescita e mette in atto la «manovra del popolo».

È assodato che le modalità per trovare risorse pubbliche sono principalmente tre:

1) Si aumentano le imposte

2) Diminuiscono le spese

3) Si crea deficit

La linea sovranista del governo giallo-verde ha scelto la strada più impervia. L’aumento del deficit.

Il rapporto deficit/Pil, da un avveduto 1.6% (già concordato con la Commissione Europea) è stato fatto avanzare al 2.4% per ciascun anno del triennio 2018-2021 con verifica del percorso della crescita reale e del rispetto dell’impegno sul deficit, rafforzato da meccanismi di freno degli aumenti di spesa e verifica costante dell’attuazione degli investimenti. Una proposta azzardata, che è stata rivisitata dopo gli attacchi “pregiudiziali” subiti da parte dell’UE e dei mercati. Per rispondere al rischio di bocciatura immediata della manovra in commissione UE e per frenare la salita dello spread, il governo garantirà una discesa più accelerata del debito, anche con la disponibilità ad abbassare il deficit per il 2020 e il 2021 sotto la previsione iniziale del 2,4%, fino al 2 per cento. Sforzo necessario ma non sufficiente.

Risulta chiaro che la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) respinge la continuità con il passato, sostenuta fino all’ultimo dal ministro Tria, e prova a voltare pagina.

L’incognita che genera incertezza sulle piazze finanziarie non riguarda l’aumento del deficit in sé, bensì la qualità intrinseca della manovra rapportata al piano di investimenti.

[…]

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